In questo articolo troverai:
- Cosa significa school readiness
- Perché leggere a 5 anni non è indispensabile
- Le competenze davvero importanti
- Come allenarle nella quotidianità .
Cosa significa essere pronti per la scuola primaria?
Nel 2012 Unicef ha pubblicato un documento¹ dove definisce la school readiness come un concetto multidimensionale e non come un obiettivo specifico del bambino o della bambina. La prontezza scolastica è definita come l’incontro tra tre elementi che si influenzano reciprocamente:
- Il bambino con le proprie competenze emotive, sociali e cognitive;
- La famiglia, che sostiene la sua crescita attraverso relazioni sicure ed esperienze significative;
- La scuola, capace di accogliere i bisogni e i tempi di ciascuno, offrendo percorsi di apprendimento rispettosi del funzionamento cognitivo individuale.
La studiosa Claire Elisabeth Cameron, docente dell’University of Minnesota, ha contribuito con diversi studi a dimostrare quali competenze predicono realmente la prontezza scolastica. Quello che emerge da vari lavori di ricerca è che le capacità che permettono ai bambini e alle bambine di avere successo nei primi anni di scuola non sono principalmente le conoscenze accademiche, ma la capacità di autoregolarsi, utilizzare le funzioni esecutive e coordinare efficacemente il movimento con il pensiero.
Cameron e collaboratori, in uno degli studi più famosi sul tema², hanno seguito bambini all’ingresso della scuola e hanno osservato che la motricità fine (impugnare la matita, copiare figure, usare forbici, manipolare piccoli oggetti) e le funzioni esecutive (memoria di lavoro, controllo inibitorio, flessibilità cognitiva) predicono significativamente il rendimento in lettura, scrittura e matematica.
Questo ci dice inevitabilmente che in età prescolare ha molto più senso investire tempo ed energie nello sviluppo di quelle competenze che permettono ai bambini di imparare, piuttosto che anticipare gli apprendimenti scolastici. In altre parole, il punto non è insegnare a leggere prima della scuola primaria, ma creare le condizioni perché, quando arriverà il momento, il bambino o la bambina abbia gli strumenti cognitivi, emotivi e relazionali per affrontare quell’apprendimento con serenità.
¹ SCHOOL READINESS, A Conceptual framework, United Nations Children’s Fund, New York, 2012.
² “Fine Motor Skills and Executive Function Both Contribute to Kindergarten Achievement”, Cameron et al. (2012), Center for Advanced Study of Teaching and Learning, University of Virginia.5
E se mia figlia sa già leggere o scrivere a 5 anni?
Cosa fa la differenza? L’obiettivo che si pone l’adulto:
Mio figlio/mia figlia deve portarsi avanti con “il programma” così a scuola farà meno fatica
Oppure
Mio figlio/mia figlia sta vivendo occasioni ricche e significative rispettando i suoi tempi, gli interessi e il proprio modo di funzionare?
I veri prerequisiti della scuola primaria: le competenze che fanno la differenza
Se provassimo a riassumere in una frase ciò che insegna oggi la ricerca psicopedagogica, probabilmente potremmo dire che i veri prerequisiti per la scuola primaria non sono le conoscenze ma le competenze che permettono di acquisirle. Sono quelle abilità che consentono a bambini e bambini di partecipare attivamente alla vita della classe, affrontare le piccole sfide quotidiane e reggere tentativi ed errori perché, in fondo, è così che si impara.
Tra queste, una delle più importanti è l’autonomia. Non significa saper fare tutto da soli, non chiedere aiuto quando serve o impegnarsi in compiti fuori dalle proprie capacità. Autonomia è fiducia in sé, sentire di poterci provare, impegnarsi per farcela, avere qualcuno che fa il tifo per il tuo successo ma non si sostituisce nel compito.
Domande per riflettere:
➡️ C’è qualcosa in cui sento di sostituirmi troppo a mio figlio o figlia?
➡️ In quali azioni quotidiane potrei coinvolgerlo/coinvolgerla di più?
➡️ Quali piccoli compiti casalinghi potrei affidargli/affidarle?
➡️ Come potrei esprimere, ancora di più, che credo in lui o lei e che mi fido di ciò che fa?
Accanto all’autonomia, una delle competenze che più conta, e che non si finisce mai di costruire o arricchire, è l’autoregolazione, ossia la capacità di riconoscere e gestire emozioni, impulsi e comportamenti istintivi.
A cosa serve sapersi autoregolare? Aspettare il proprio turno, tollerare di perdere o sbagliare, arrabbiarsi e ritrovare la calma, frenare l’istinto di lanciare, picchiare o rompere qualcosa, esprimere come ci si sente, avere una piccola “casetta degli attrezzi” con cui superare la vergogna o la paura.
Domande per riflettere:
➡️ Mi capita di giocare a semplici giochi in scatola con mia figlia o figlio? Cosa succede quando lui o lei perde? E quando perdo io, riesco a modellare un buon modo di affrontare la sconfitta (per esempio congratulandomi per la sua vittoria)?
➡️ In casa parliamo frequentemente di emozioni nominandole e descrivendo cosa ci succede quando le proviamo?
➡️ So riparare quando ho esplosioni di rabbia in famiglia?
➡️ Cosa faccio di fronte a un mio errore? Fingo che non sia successo nulla? Cerco di non pensarci? Ne parlo apertamente e chiedo scusa? Dichiaro di impegnarmi perchè non capiti più?
Le abilità che servono ai fini dell’apprendimento si fondano certamente sui processi cognitivi che, oggi, la scienza definisce “funzioni esecutive”.
La psicologa Adele Diamond, una delle massime esperte internazionali, ha individuato tre funzioni esecutive di base da cui derivano molte abilità più complesse:
- Memoria di lavoro, che permette di mantenere ed elaborare le informazioni (ad esempio ricordare una consegna strutturata in più passaggi);
- Controllo inibitorio, ossia la capacità di frenare gli impulsi, aspettare il proprio turno e resistere alle distrazioni;
- Flessibilità cognitiva, che consente di trovare strategie alternative quando qualcosa non funziona, considerare punti di vista diversi e adattarsi agli imprevisti.
Domande per riflettere:
Tra le attività citate, quale rappresenta un nostro punto di forza (quella che più ci piace fare insieme)?
Sento che ci sono situazioni in cui potrei valorizzare di più la ricerca di soluzioni di mio figlio o figlia, magari evitando di sostituirmi così spesso a lui o lei?
Per mio figlio o figlia è facile portare a termine un piccolo compito che richieda più di un passaggio o si distrae molto? (esempio: caricare o scaricare la lavastoviglie, rifare il letto, stendere, preparare la moka del caffè..)
Quale compito nuovo posso proporgli?
Anche il linguaggio rappresenta un prerequisito importante. E, come possiamo intendere, non si tratta di lettura o scrittura. Ciò che facilita una buona riuscita scolastica è più la capacità di comprendere le consegne, raccontare un’esperienza, utilizzare un vocabolario adeguato, fare domande, esprimere bisogni ed emozioni.
Ecco perché ha senso avvicinarsi insieme ai libri, educare alla curiosità verso le storie, raccontare e immaginare, parlare di ciò che si vive.
Infine, le competenze sociali permettono ai bambini e alle bambine di sentirsi parte del gruppo e sviluppare relazioni positive. Collaborare, negoziare, risolvere un conflitto dichiarando il proprio punto di vista, chiedere scusa quando serve, riconoscere i propri errori o necessità. Queste abilità si possono imparare unicamente vivendo tempi e spazi insieme ai pari, sperimentando le Relazioni Con Il Sostegno Degli adulti che guidano ad ascoltare, ad essere flessibili e a porre attenzione sull’altro.
Prepararsi alla scuola primaria significa prepararsi a imparare
Se c’è un messaggio che la ricerca ci consegna con chiarezza è questo: i bambini imparano meglio quando hanno costruito le competenze che rendono possibile l’apprendimento. L’autonomia, l’autoregolazione, il linguaggio, le funzioni esecutive e le competenze sociali non sono “qualcosa in più”: sono il terreno su cui cresceranno lettura, scrittura, matematica e tutto ciò che verrà dopo.
Per questo, se in questi mesi potrai osservare un bambino che costruisce una capanna nel bosco, una bambina che aspetta il proprio turno o che trova soluzione a un semplice problema quotidiano, un bambino che prepara una torta , sai che quelle azioni non sono banalità, bensì preparazione!
Buon lavoro educativo,
Sara.



