Estate con i figli: come trovare l’equilibrio tra tempo libero, compiti e centri estivi

Estate con i figli

Giugno arriva e con sé porta promesse, sfide e desideri. L’estate con i figli a casa è un tempo prezioso per le famiglie ma, lo sappiamo, anche estremamente stressante per chi educa: se sei genitore vivrai in mezzo a un tetris organizzativo ed economico, se sei educatore o educatrice potresti dedicarti a centinaia di bambini /ragazzi che frequentano attività extra scolastiche, riempiendo le loro giornate di nuove relazioni, proposte ed esperienze.

L’intera estate senza scuola:
risorsa o carenza?

La narrazione più frequente che le famiglie vivono di questi mesi è che il sistema scolastico pensato così è retrogrado, non funziona e mette in seria fatica i genitori, oltre che creare un vero e proprio “learning loss”, ossia una perdita effettiva degli apprendimenti acquisiti durante l’anno.
Questo fenomeno è stato studiato in più riprese e per diversi decenni, soprattutto nel contesto nordamericano, dove le vacanze estive hanno una durata maggiore rispetto a molti Paesi europei.
Se le prime ricerche dimostrarono una riduzione delle competenze in particolare nell’ambito matematico e, in misura più variabile, nella lettura, è altrettanto vero che negli anni successivi, si notò che non tutti i bambini sperimentano una perdita degli apprendimenti e che l’entità del fenomeno dipende fortemente dalle opportunità educative disponibili durante l’estate, dal contesto familiare e dalle esperienze vissute fuori dalla scuola.

Italia e Lettonia sono i paesi con le vacanze estive scolastiche più lunghe d’Europa ma è giusto anche dire che gli studenti italiani frequentano le aule per 200 giorni all’anno e questo accade, oltre che in Italia, solo in Danimarca (se consideriamo i paesi Europei).
Non approfondiremo qui il perché ci sia questo tipo di organizzazione ma vorrei portare in superficie alcune riflessioni utili a trasformare la narrazione di un’estate deficitaria dal punto di vista scolastico in un’estate ricca dal punto di vista famigliare (e non solo). Questo non perché credo che 14 settimane senza scuola siano la meglio organizzazione del sistema scolastico e nemmeno perché voglio convincere chi legge che vada tutto bene così, anzi!
Proprio perché mi rendo conto (e vivo) delle complessità di questo periodo penso sia necessario partire dal mindset, ossia dalla lettura che diamo a ciò che appare complesso.

Perché l’estate è un’opportunità di apprendimento per i bambini

Quando pensiamo all’estate esclusivamente come a un periodo da gestire, rischiamo di perdere di vista ciò che i bambini stanno vivendo. Per loro l’estate rappresenta spesso il primo vero contatto con una dimensione del tempo meno scandita dagli adulti. Un tempo in cui possono sperimentare maggiore libertà di scelta, imparare a gestire momenti di noia, allenare creatività, mobilitare l’immaginazione, lavorare sulla propria autonomia organizzativa, sperimentare la capacità di stare nelle relazioni spontanee, approfondire interessi personali e costruire tutte quelle competenze che faticano a trovare spazio nei contesti più strutturati. Se durante l’anno scolastico l’apprendimento è spesso guidato dall’esterno, l’estate può diventare il tempo in cui il bambino scopre il piacere di apprendere per iniziativa propria.

Il fenomeno di “summer learning loss” esiste ma non basta fermarsi all’idea che tutto questo tempo senza scuola velocizzi lo smarrimento delle informazioni didattiche acquisite durante l’anno: credo sia necessario ripensare all’idea che abbiamo di apprendimento e ragionare su quanto e come la mente umana possa imparare in un tempo destrutturato.
Una delle preoccupazioni che più ascolto dai genitori in questo periodo è legata al bisogno di far vivere esperienze ai figli: da una parte, esiste la necessità concreta di affidare bambini e ragazzi a un adulto di riferimento durante gli orari lavorativi, dall’altra si teme sempre di più che le esperienze non siano abbastanza stimolanti o sufficientemente capaci di offrire nuovi apprendimenti o motivi di interesse.
Siamo genitori 4 stagioni su 4 e, anche in estate, facciamo costantemente il nostro meglio. Ma dobbiamo stare attenti a non cadere nella trappola del “il meglio equivale all’abbondanza” perché, molto più spesso, il meglio non è avere di più ma trovare il giusto equilibrio.

Come trovare l’equilibrio tra gioco, tempo libero e compiti

Daniel Siegel, psichiatra americano, insegna che anche per i bambini esiste un rapporto chiaro tra cervello equilibrato e un’agenda di impegni equilibrata, sostenendo che il tempo vissuto con famiglia e amici è terreno fertile per gli apprendimenti della vita.
Nella nostra cultura tendiamo ancora a separare gli apprendimenti “didattici” da quelli della vita quotidiana. Leggere è apprendimento. Fare un problema di matematica è apprendimento. Conoscere la storia è apprendimento. Sapersi orientare su una cartina geografica è apprendimento.
Ma, attenzione! Anche imparare ad aspettare il proprio turno durante un gioco è apprendimento, gestire bene un conflitto con un amico è apprendimento, organizzare uno zaino per una gita è apprendimento, così come preparare una macedonia o affrontare una giornata di pioggia senza schermi sono apprendimenti!
Come adulti, non possiamo dimenticare che serve un tempo lento, destrutturato, meno organizzato per permettere alle esperienze di diventare reale “allenamento alla vita”. Autonomia, flessibilità, problem solving, regolazione emotiva, capacità relazionali: nessun libro le insegna prima del vissuto.

Ebbene sì, l’intelligenza non è un concetto univoco e nemmeno un’abilità relegata ai compiti scolastici perché è assolutamente vero che tutti i contesti di vita offrono motivi di crescita. Siegel ci ricorda che:

“L’equilibrio è la capacità di raggiungere stabilità emotiva e di regolare il corpo e il cervello; è la capacità di considerare le alternative a nostra disposizione e prendere buone decisioni: in una parola, l’essere flessibili”¹.

Ed è proprio in questa prospettiva che possiamo scegliere una narrazione diversa dell’estate, considerandola non solo “il grande buco nero” dentro cui i genitori dovranno fare salti mortali per arrivare ovunque ma anche l’occasione con cui ampliare la nostra idea di equilibrio personale e ricerca di benessere famigliare.

Favorire un sano equilibrio emotivo e mentale per i più piccoli significa aprire la loro persona a una varietà di esperienze che permetta sia di creare connessioni tra le varie aree del cervello sia di valorizzare le relazioni interpersonali (in famiglia o con gli amici). E, forse, questo è uno dei compiti più ardui di chi educa.

¹ D. Siegel, T. Payner Brison, “Yes brain, come valorizzare le risorse del bambino”, Raffaello Cortina Editore, 2018, pag.35

Come favorire il benessere ed equilibrio in estate?

Siegel, insieme a David Rock, uno dei massimi esperti di consulenza organizzativa, ha definito sette attività mentali fondamentali che, quotidianamente, possono creare equilibrio e benessere; l’hanno chiamato “menù per una mente sana” e trovo sia uno strumento utile ad abbassare la tensione genitoriale che si crea quando i pensieri intrusivi si appropriano della serenità:

“Devo organizzare di più la sua giornata”,
“devo proporgli attività più stimolanti”,
“tre mesi sono infiniti”,
“come faremo a gestire tutte queste settimane?”,
“le starò offrendo abbastanza?

Così come il corpo necessita di diversi nutrienti per mantenersi in salute, anche il cervello cresce in equilibrio grazie a esperienze differenti.
Siegel e Rock identificano sette “ingredienti” essenziali per una mente sana. Non si tratta per forza di attività da aggiungere alla lista delle cose da fare, ma di esperienze che possono già essere presenti nelle nostre giornate, se impariamo a riconoscerle.

Tempo del movimento: È il tempo dedicato al movimento del corpo. Correre, saltare, nuotare, andare in bicicletta, camminare in montagna, giocare a rincorrersi con gli amici o semplicemente trascorrere molte ore all’aperto. L’estate, da questo punto di vista, è una stagione privilegiata. Il movimento non serve soltanto a “sfogarsi”: contribuisce allo sviluppo cerebrale, migliora l’umore, sostiene l’attenzione e favorisce la regolazione emotiva.
Tempo della relazione: È il tempo trascorso in connessione autentica con le altre persone. Non servono attività straordinarie: una cena in famiglia senza fretta, una partita a carte, una passeggiata insieme, una conversazione prima di dormire. Sono questi momenti che alimentano il senso di appartenenza e sicurezza che favoriscono sensazioni serene.
Tempo della concentrazione: È il tempo in cui ci si dedica a qualcosa con attenzione e impegno. In quest’area si allena la perseveranza e la capacità di mantenersi focalizzati. Può essere leggere un libro, costruire una pista per le macchinine, imparare un nuovo gioco, preparare una ricetta o completare un progetto creativo. Qui possiamo inserire anche i “famigerati” compiti che diventano un piccolo ingrediente di un menù ben più ampio.
Tempo del gioco: Spesso gli adulti considerano il gioco un semplice passatempo. In realtà il gioco libero è uno dei più potenti strumenti di apprendimento. Quando giocano, i bambini sperimentano ruoli, immaginano scenari, risolvono problemi, gestiscono emozioni, costruiscono competenze sociali.
Tempo dell’interiorità: È il tempo dedicato all’ascolto di sé. Può manifestarsi nei momenti di silenzio, durante una passeggiata nella natura, osservando le nuvole, disegnando, scrivendo un diario o semplicemente restando soli per qualche minuto.
Tempo dell’ozio: È il tempo apparentemente improduttivo, quello in cui non accade nulla di particolare e lasciamo vagare la mente rilassandoci nel “dolce far niente”. Eppure il cervello utilizza proprio questi momenti per consolidare apprendimenti, elaborare esperienze e recuperare energie. Non tutto deve essere organizzato, programmato o finalizzato a un risultato.
Tempo del sonno: Dormire bene significa permettere al cervello di fare ordine, immagazzinare ricordi, regolare le emozioni e sostenere la crescita. Durante l’estate gli orari possono diventare più flessibili, ma resta importante preservare una buona qualità del riposo.

Osservando questo menù ci accorgiamo di una cosa interessante: molte delle esperienze che spesso consideriamo “tempo perso” sono in realtà occasioni importanti di benessere e, appunto, equilibrio.
Forse non riusciremo a organizzare l’estate perfetta. Forse ci saranno settimane di centri estivi, giornate dai nonni, momenti di stanchezza, qualche schermo di troppo e molte corse contro il tempo. Ma se, guardando il quadro generale, ci accorgeremo che i nostri figli hanno avuto occasioni per muoversi, giocare, riposare, stare con le persone che amano, seguire i propri interessi e ascoltare se stessi, allora potremo dire che la loro estate sia stata tutt’altro che “carente”.

Estate con i figli: alcune domande per riflettere

Possiamo immaginare il “menù per una mente sana” come una bussola per la nostra consapevolezza genitoriale. Se l’obiettivo non è costruire l’estate perfetta ma un’estate sufficientemente equilibrata, allora potremmo fermarci qualche minuto e chiederci:

  • Quali esperienze desidero che mio figlio o mia figlia ricordi di questi mesi tra qualche anno?
  • Quali competenze della vita vorrei che avesse l’opportunità di allenare, oltre agli apprendimenti scolastici?
  • Quale ingrediente del “menù per una mente sana” è già ben presente nelle nostre giornate? Quale, invece, meriterebbe maggiore attenzione?
  • In quali momenti riesco davvero a esserci per mio figlio, senza dover organizzare o dirigere ciò che accade?
  • Quanto spazio lascio alla sua iniziativa personale, alla sua creatività e persino alla sua noia?
  • Quale piccolo cambiamento potrebbe rendere la nostra estate più equilibrata e serena, senza aggiungere nuove cose da fare?
  • Se a settembre guardassi indietro a questi mesi, cosa mi farebbe dire: “Non è stata un’estate perfetta, ma è stata un’estate che ci ha fatto stare bene”?


Forse il vero compito dell’estate non è riempire ogni giornata di esperienze straordinarie, ma creare le condizioni perché i nostri figli possano fare esperienza della vita in tutte le sue sfumature: il gioco e la noia, le amicizie e i conflitti, l’autonomia e il bisogno di aiuto, l’entusiasmo e la frustrazione.
In una cultura che ci spinge continuamente a fare di più, organizzare di più e proporre di più, può essere liberatorio ricordare che lo sviluppo non nasce dall’eccesso di stimoli ma dalla qualità dell’ambiente che circonda il bambino.
Lo psicoanalista e pediatra Donald Winnicott parlava dell’importanza di un ambiente educativo “sufficientemente buono”: non perfetto, non impeccabile, ma capace di sostenere la crescita rispettando i tempi e i bisogni della persona. Forse possiamo guardare anche all’estate in questo modo. Non come a una stagione in cui il genitore deve performare ancora di più, ma come a un tempo sufficientemente buono per giocare, riposare, imparare, stare insieme e crescere con gli alti e i bassi di ciascuno, con i momenti buoni e quelli meno buoni. Insieme si cresce, adulti e bambini!



Buon lavoro educativo,
Sara.

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