Indipendenza: l'arte del saper fare

Genitorialità

Indipendenza: l'arte del saper fare

Aiutami a fare da solo” è una delle frasi più conosciute di Maria Montessori, così come è noto il valore che lei da alla possibilità che il bambino faccia da sè. 

Indipendenza come le mani che lavorano, la mente che sceglie, gli occhi che osservano,.

Eh sì, non parliamo solo di sapersi allacciare le scarpe o indossare la felpa. L’indipendenza è un’arte che si impara nel quotidiano, a fianco dell’adulto che accompagna ma non si sostituisce, un genitore rispettoso degli sforzi, che non ha fretta di fornire risposte.

Ma perché è così importante stimolare la crescita di una persona indipendente?

Ecco, quando ti poni una domanda così, pensa sempre che, in termini emotivi, ciò che vale per il l’adulto, vale anche per il bambino. Mi spiego: tu genitore, cosa provi quando non puoi portare a termine un lavoro perché nessuno ti ha mai mostrato come procedere?

Tu genitore, come ti senti quando qualcuno raggiunge obiettivi e risultati al posto tuo?

Tu genitore, che cosa inizierai a pensare di te stesso dopo che, in decine di episodi, qualcuno fa al tuo posto piuttosto che mostrarti cosa o come fare?

È inevitabile, essere in una posizione di dipendenza può generare, in un primo momento, gratitudine ma, spesso, si sviluppano anche sentimenti di impotenza, frustrazione, insicurezza.

Come, in concreto, si può lavorare sull’indipendenza del bambino? 

Ecco qui alcuni spunti concreti:

  1. PREDISPONI L’AMBIENTE. Pensa alla tua casa, alle stanze che il bambino frequenta: quel che gli serve, è alla sua portata? Ad esempio, in bagno, può specchiarsi da solo? Se ha bisogno o desiderio di sistemarsi i capelli, può farlo da sé? Lo spazzolino è alla sua altezza?

  2. NON PREDIRE IL FUTURO MA VERIFICA CHE IL PRESENTE SIA SICURO. Ti è mai capitato di dire “se sali lì sopra cadrai e ti farai male”? Tranquillo/a è una forma linguistica molto comune, può succedere che il tuo cervello la utilizzi senza pensarci. Attenzione però: offrire indipendenza significa lasciare che sia il bambino a valutare il rischio dei suoi movimenti. E ti assicuro che già un bambino di 2 anni può farlo! Trasforma quella frase in “ti senti sicuro in quella posizione?” Oppure “ti sei accorto che quel sasso è scivoloso?”. In questo modo aiuterai tuo figlio/a a valutare una situazione di rischio e sarà lui o lei a prendere coscienza e responsabilità verso i suoi movimenti.

  3. LASCIA CHE SIA IL BAMBINO A SCEGLIERE. Quando è possibile, permetti al bambino di decidere cosa o come fare. “oggi vuoi indossare la giacca blu o quella rossa?” “per merenda preferisci la mela o la banana?” “tra poco andremo a casa, vuoi fare un ultimo giro sull’altalena o sullo scivolo?”. Piccole scelte ora per allenarsi alle grandi scelte di domani!

  4. INCORAGGIA LA RICERCA DI SOLUZIONI. Prima di fornire la risposta a un problema, chiedi “cosa puoi fare per risolvere?” “che cosa ti serve per migliorare la situazione?”.

  5. SII RISPETTOSO/A VERSO I SUOI SFORZI. Troppo spesso rincorriamo la fretta e, effettivamente, ci sono situazioni in cui non abbiamo alternative. È importante permettere al bambino di sperimentare le sue competenze e le proprie conquiste. quando non è fondamentale il tuo aiuto, evita frasi tipo "ti metto io le scarpe così facciamo prima", oppure, "ti prendo io il bicchiere altrimenti lo fai cadere". Queste espressioni possono essere sostituite con "è il momento di indossare le scarpe, ti mostro come fare", "se ti servirà aiuto puoi contare su di me!". se il bambino, ad esempio, indossa le scarpe al contrario, anziché far notare l'errore, possiamo chiedere "ti senti i piedi comodi?".

L’indipendenza è un’arte perché non riguarda unicamente la persona che cresce bensì la sinergia che si crea nella relazione genitore-figlio.
L’indipendenza è una grandissima scuola per entrambi: il bambino impara a fare da sé, l’adulto impara la pazienza, la lentezza, l’attesa, il mettersi da parte.

E no, tutto questo non è minimamente scontato.

Un grande, grandissimo lavoro con cui ci si scontra ogni giorno ma qui sta il grandissimo valore della genitorialità: crescita.

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